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domenica 18 gennaio 2015

ANTONELLO DA MESSINA 1430-1479
ANNUNZIATA DI PALERMO 1476

Uno dei più bei quadri di tutta la storia dell’arte. Qui la scelta compositiva è ridotta all’essenziale: solo il busto della Madonna che emerge da dietro un tavolino sul quale è poggiato un libro. Il motivo è l’armonia di due triangoli: il primo, esterno, è dato dalla forma del mantello, il secondo, interno, è l’apertura del mantello che incornicia il volto della Madonna. Da questa apertura appare un volto bellissimo, tranquillo e quasi sorridente. Il suo sguardo e la mano destra protesa in avanti creano uno spazio virtuale che sembra quasi fuoriuscire dal quadro. In pratica, il pittore ottiene un effetto straordinario: invece di aprire all’occhio uno spazio che entra nel quadro, come fanno tutti i pittori rinascimentali, ne crea un altro che sembra venire verso di noi, a partire dal piano di rappresentazione. La scelta della posizione del volto, come lo sfondo completamente nero, rimandano inevitabilmente alla pittura fiamminga. Ma qui Antonello ottiene un risultato che è fuori da qualsiasi facile classificazione: è il frutto di una cifra stilistica che rimane assolutamente individuale.
dal web







«Si noti la piega della mantellina che scende al centro della fronte: che per il pittore, al momento, avrà avuto soltanto un valore compositivo, ma a noi dice di un capo conservato nella cassapanca fra gli altri del corredo e tirato fuori nei giorni solenni, nelle feste grandi» - Leonardo Sciascia






mercoledì 3 dicembre 2014


SIMONE MARTINI (1285-1344)
ANNUNCIAZIONE (1333)
L' opera è una delle più celebrate degli Uffizi.
Considerato il capolavoro di Simone Martini, della scuola senese e della pittura gotica in generale, venne realizzato per un altare laterale del Duomo di Siena.
Lo sfondo è un'abbagliante distesa d'oro, che dà alla scena un'apparenza astratta ma anche straordinariamente spirituale.
Il tutto è evidenziato ancora maggiormente dalle dorature delle vesti e di altri dettagli, secondo alcune tecniche che Simone potrebbe aver inventato proprio per quest'opera: essenzialmente si tratta di dipingere sopra la foglia d'oro, sia stendendo il colore calligraficamente e con velature per lasciare in vista l'oro sottostante
Grazie all'incredibile espressività della linea, l'angelo mantiene la sua forma nonostante l'immaterialità del suo corpo, quasi trasparente, sovrapponendo l'oro delle sue vesti con l'oro dello sfondo, creando straordinari effetti di rifrazione, immergendo così l'osservatore in un'estasi di luce e ricchezza, raffinatissima, che mai sconfina in opulenza. Contrapposta, sta la figura della Vergine, del tutto terrena, sottolineata dalla chiarezza e semplicità delle vesti, marcatamente scure.
Importante sottolineare come l'artista voglia suggerire una precisa spazialità della scena, scostandosi dagli schemi dell'adimensionalità bizantina e inserendo dettagli prospettici come il pavimento marmoreo, i panneggi, i volti, il vaso di gigli, le olive, il trono in tralice e il libro, caratterizzati da un grande realismo. Da notare anche i raffinati merletti dorati della veste di Maria, che contribuiscono a dare un tocco di regalità alla sua figura, altrimenti eccessivamente cupa davanti allo splendore angelico.
Tempera su legno 265x3o5 cm.
Galleria degli Uffizi - Firenze


mercoledì 19 novembre 2014


GUIDO DI PIETRO detto BEATO ANGELICO 1395-1455
ANNUNCIAZIONE 1432 - Museo Diocesano Cortona
Nell'annunciazione, Beato Angelico adottò un approccio nuovo e naturalistico, creando un immaginario che valicò i confini della pittura d'altare quattrocentesca.
Qui gli abiti raffinati e il contesto in cui è inserita la rappresentazione danno un tocco di gusto rinascimentale.
Con un uso rudimentale della prospettiva - il colonnato recede infatti verso l'angolo superiore sinistro - l'artista colloca la raffigurazione in miniatura della cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso.
Beato Angelico di cui il Vasari scrisse che era " umile e modesto in tutte le opere", influenzò l'arte di Leonardo da Vinci e ancora oggi con il suo discepolo Filippo Lippi e pittori come Paolo Uccello e Andrea del Castagno, definisce il canone artistico dell'epoca

SP. 1001 dipinti