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venerdì 2 settembre 2016

Sedevo al buio sotto al portico di casa tua.
Tutto mi era chiaro:
se tua moglie non voleva lasciarti andare
era la prova che non ti amava.
Se ti avesse amato
non avrebbe voluto che tu fossi felice?
Louise Glück - da West of your cities
ph. Phédia Mazuc
I soggetti fotografati da Phédia Mazuc sono spesso oggetti, paesaggi industriali, alberi. Le sue foto inseguono una visione che e' poetica ma anche di solitudine sociale accentuata dall' atmosfera irreale e da soggetti comuni. Nei suoi scatti e' spesso rappresentato l' isolamento che non esclude una visione sulla bellezza della vita.

mercoledì 22 luglio 2015


ph. GIANNI BERENGO GARDIN - ATELIER MORANDI
.....come saranno le cose quando non le guardiamo? questa domanda, che mi sembra ogni giorno meno assurda, l’ho fatta molte volte da bambino, ma la facevo solo a me stesso, non a genitori o a insegnanti, perché immaginavo che essi avrebbero sorriso della mia ingenuità (o della mia stupidità, secondo un’opinione più radicale) e che mi avrebbero dato l’unica risposta che non mi poteva convincere: “le cose, quando non le guardiamo, sono uguali a quello che sembrano quando stiamo guardando”. ho sempre pensato che le cose, quando restavano da sole, fossero qualcos’altro. più tardi, quando ero ormai entrato in quel periodo dell’adolescenza che si caratterizza per la sprezzante arroganza con cui giudica l’infanzia da cui proviene, ho creduto d’avere la risposta definitiva all’inquietudine metafisica che aveva tormentato i miei primi anni: pensavo che regolando una macchina fotografica in modo che scattasse automaticamente in una casa in cui non ci fossero presenze umane, sarei riuscito a prendere le cose alla sprovvista e quindi a conoscere il loro aspetto reale. avevo dimenticato che le cose sono più furbe di quello che sembrano e non si lasciano ingannare con questa facilità: sanno molto bene che dentro ad ogni macchina fotografica c’è un occhio umano nascosto. e poi, anche se l’apparecchio, con l’astuzia, avesse potuto captare l’immagine frontale di una cosa, il suo altro lato rimarrebbe sempre fuori della portata del sistema ottico, meccanico, chimico o digitale della registrazione fotografica. quel lato occulto sul quale, all’ultimo momento, ironicamente, la cosa fotografata avrebbe fatto passare la sua faccia segreta, sorella gemella dell’oscurità. quando in una casa immersa nell’oscurità totale accendiamo una luce, l’oscurità scompare. allora ci chiediamo: dov’è andata?” e la risposta può essere soltanto una: “non è andata da nessuna parte. l’oscurità è semplicemente l’altro lato della luce, il suo volto segreto”. è un peccato che non me l’abbiano detto quando ero bambino. oggi saprei tutto sull’oscurità e la luce, sulla luce e l’oscurità.

Josè Saramago - L'altro lato -tratto dal volume Passaggi-dialoghi con il buio





























 Le fotografie di Gianni Berengo Gardin sono bellissime: tra le più belle che abbia mai visto. Riproducono con estrema fedeltà lo studio ricostruito: ma le trombettine, le caraffe, i fiori secchi, persino la polvere che un tempo erano intrise di colori, ora appaiono in bianco e nero. Tutto è cambiato. Rispetto ai quadri sembrano più intense, fisse e violente, come se il mondo di Morandi fosse stato pietrificato da una mano invisibile. Talvolta, sulla fotografia, appaiono fantasmi. - Pietro Citati












giovedì 26 febbraio 2015


ROBERT HUTINSKI - 
serie the mirror
 serie the mirror
 serie the mirror
 serie the mirror
 serie the mirror













Nato nel 1969 a Celje - Slovenia - dove vive e lavora, realizza negli anni un percorso di ricerca costellato da molteplici cicli fotografici e diverse mostre personali e collettive.
Le sue fotografie affascinano, trasportando chi le osserva in una dimensione soffusa e piena di pahtos in cui il tempo diventa irrilevante e l'immagine diventa puro significato.

da Juiet art magazine n. 171

sabato 21 febbraio 2015

RAFFAELE MONTEPAONE


 fotografo vibonese che ha documentato le donne della Calabria
«La mia vita fotografica, aldilà dell’aspetto lavorativo, è solo in bianco e nero…Il bianco e nero rafforza la potenza comunicativa e racchiude in sé molti più colori che una fotografia a colori potrebbe avere. E’ per me un modo di vivere e di comunicare senza distrazioni».

sabato 22 novembre 2014

ALFRED STIEGLITZ - EQUIVALENTS 1925/1934
«Se la mia serie di nubi dipende dalle mie facoltà ipnotiche, mi dichiaro colpevole. Solo alcuni “fotografi pittorialisti”, quando visitano la mostra, sembrano del tutto ciechi a queste opere. Le mie fotografie sembrano fotografie, e pertanto ai loro occhi non possono essere arte. Come se non avessero la più pallida idea di arte o di fotografia, o una qualsiasi idea sulla vita. Il mio intento è di realizzare fotografie che sembrino sempre più fotografie e che non saranno viste a meno che non si abbiano occhi e si guardi, e che chi le ha viste una volta non le dimentichi mai più»




venerdì 21 novembre 2014

UN'OPERA D'ARTE E UNA FOTOGRAFIA A CONFRONTO
Il turbante rosso nei ritratti maschili di VAN EYCK lo ritroviamo ancora oggi nei ritratti di un grande della fotografia STEVE Mc CURRY
JAN VAN EYCK - RITRATTO D'UOMO CON TURBANTE ROSSO 1433
RITRATTO DI GIOVANNI ARNOLFINI 1435
STEVE McCURRY 1950
INDIA 19?

mercoledì 19 novembre 2014

STORIA DI UNA FOTOGRAFIA
THE CRITIC E' UN'IMMAGINE DI CONTRASTI: LE DUE DONNE RICCHE TUTTE INGIOIELLATE E LA SPETTATRICE SOLA, POVERA, INFILATA IN UN LUNGO CAPPOTTO LOGORO. PARE CHE LA FOTO FU ARCHITETTATA Dl WEEGEE CHE PERSUASE UNA DONNA UBRIACA AD ACCOSTARSI ALLE ALTRE DUE. TAGLIO' POI LA FOTO LASCIANDO LE SOLE FIGURE CENTRALI, REALIZZANDO UN' IMMAGINE POTENTE SUL DIVARIO TRA RICCHI E POVERI -

WEEGE (1899-1968)
THE CRITIC 1943



martedì 18 novembre 2014

ELLIOTT ERWITT - FUNERALI DI KENNEDY 1963
Per me quel giorno e quel dramma sono tutti lì, nella faccia di Bob e nella lacrima che cade dal viso Jaquelin, e pensare che la cosa ha turbato tanto che c'è chi ha pubblicato la foto dopo aver cancellato quella goccia che vola, come se la vedova di un presidente non potesse piangere.
Del funerale ricordo invece lo strano gruppo di persone che aspettava l'inizio della cerimonia, la combinazione del negus etiope Hailè Selassiè accanto al francese De Gaulle. Due uomini agli antipodi, uno veramente piccoletto e l'altro altissimo, quasi una caricatura dei contrasti del mondo coloniale.

Mario Calabresi - A occhi aperti



sabato 15 novembre 2014

ERWIN BLUMENFELD 1897-1969
FOTOGRAFO A CUI PIACEVA SPERIMENTARE LAVORI DI COLLAGE INFLUENZATO DAL DADAISMO A BERLINO.
STUDI DI NUDO, RITRATTI, MA SOPRATTUTTO FOTOGRAFIE DI MODA.
UNO DEI PIU' INVENTIVI ARTISTI IN QUESTO CAMPO DALGLI ANNI TRENTA AGLI ANNI SESSANTA
CONSIDERATO UNO DEI MAESTRI DELLA FOTOGRAFIA DEL XX SECOLO SIA NELLA PARTE DI LAVORO INTIMISTICO, LEGATO SOPRATTUTTO ALL'USO DEL BIANCO E NERO E DELLA SPERIMENTAZIONE IN CAMERA OSCURA SIA NEI LAVORI PER VOUGE E HARPER'S BAZAAR IN GRAN PARTE A COLORI, CARATTERIZZATE PER UN PROFONDO AMORE VERSO LA PITTURA CLASSICA E L'ARMONIA.
HA CREATO ATMOSFERE MISTERIOSE DOVE LA DONNA OLTRE A RISPECCHIARE IL FASCINO DELLA FEMME FATALE CONSERVA UNA NATURALEZZA DISARMANTE