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martedì 27 ottobre 2015


...non si diventa vecchi vivendi semplicemente per molti anni, ma attraverso ciò che siamo diventati in quegli anni, attraverso ciò che riempie le nostre vite in quel momento, a anche per come ci siamo formati prima di iniziare a invecchiare.
Clarissa Pinkola Estés - La Danza delle Grandi Madri
dipinto: Franz Hals - Le reggenti di Hold Men's Atmshouse 1649




Nel ritratto delle reggenti Hals si pone quasi sullo stesso binario di Rembrandt. Le Reggenti sono qui apparizioni, anime che un sol fiato separa dall'incenerimento, in queste vecchie la vita è fragilissima e flebilissima. Eppure quanti sentimenti son o ancora impressi nelle fisionomie che stanno per congelarsi. Petulaze, ringhiosità, consapevolezze forse sagge forse inutili di una vita che comunque non insegna niente a nessuno. Qui la pittura già superba e tonale, impallidisce in un biancore sempre più riassorbito dal nero del paesaggio infrarosso e purgatoriale che accompagna lo sfondo
Flavio Caroli

martedì 1 settembre 2015

" L'inconscio è veramente il campo più vasto della nostra mente, e, proprio per questa incoscienza, è l'Africa interiore, i cui ignoti confini possono estendersi lontanissimo.
Perchè tutto ciò che è nella mente dovrebbe giungere alla coscienza dal momento che, per esempio, ciò di cui la mente è già stata consapevole, l'intero grande campo della memoria, appare ad essa illuminato soltanto in piccole zone, mentre il resto rimane in ombra? E non potrebbe forse esistere una seconda faccia della nostra luna mentale che non si mostra mai alla coscienza?"
Johann Paul Richter

dipinto: Henry Fuseli - The Naightmare 1781
L'incubo è il capolavoro di Fuseli. La particolarità del dipinto è data dalla materializzazione del sogno, Il nano e la testa di cavallo sembrano condensare i demoni di violenza e crudeltà nascosti nelle profondità della psiche umana, e Fuseli considera i sogni una personificazione del sentimento, anticipando le tematiche dell'inconscio sviluppate da Freud che pare possedesse nel suo studio una copia del dipintoInconscio, la nostra Africa interiore



domenica 9 agosto 2015

" Penso che Dio s'arrabbi quando in un campo passiamo vicino a qualcosa di viola e non ce ne accorgiamo."
Alice Walker, Il colore viola, 1982




























                      Jules Machard - Giovane donna con Bouquet di ortensie 1896

"....Si sentiva che Madame Swann non si vestiva soltanto per sentirsi a proprio agio o per ornare il suo corpo, ma che era circondata dal suo vestito come dall'apparato squisito e spiritualizzato di una civiltà...."
Odette nella Recherche
Fra tutti i personaggi della Recherche, Odette è quella che si serve meglio del colore, che usa come un segno e come un'arma....Se stoffe e tessuti esprimono i suoi stati d'animo quotidiani, la sua vera essenza è però contenuta in una sola sfumatura: " Madame Swann compariva, dispiegando attorno a lei un abito sempre diverso, ma che ricordo soprattutto viola". Odette può ostinarsi a cambiare marito, abito e pettinatura; il viola la accompagna per tutta la Recherche, e compone nel Narratore ( e nel lettore) l'immagine ideale che la rappresenta.



Per secoli, il viola fu prodotto alla laboriosa maniera fenicia: centinaia di molluschi venivano fatti bollire, e dal loro muco si ricavava il pigmento porpora che andava a impreziosire gli abiti di imperatori, consoli e senatori. Come il blu il viola era un colore esclusivo......La versione sintetica fu scoperta casualmente da un chimico inglese e dal fallimento di un suo esperimento nel 1859,....e in Inghilterra nasce il mauve.
Il viola era un colore molto in voga ai tempi di Proust. Era la nuance preferita dagli impressionisti, e sarti e cratori del tempo ne facevano grande uso. Nel 1862 la regina Vittoria sfoggia un abito viola acceso, e alla fine dell'Ottocento lo si vedeva così dappertutto che si finì per parlare di "decennio mauve". E il viola diventa un clichè delle mode del tempo, come le fogge orientali e i motivi floreali liberty
Eleonora Marangoni - Proust i colori del tempo

martedì 28 luglio 2015

 " Quel quadro a più d'uno potrebbe far perdere la fede" Dostoevkij - L'Idiota




" Lo spettacolo di questo volto tumefatto, coperto di ferite sanguinanti è terribile. Così non avendo la forza di guardarlo più oltre, nella situazione in cui mi trovavo in quel momento, me ne andai in un altra sala. Ma mio marito sembrava distrutto. Si può trovare nell' Idiota un riflesso dell'impressione che il quadro fece su di lui. Quando tornai dopo una ventina di minuti era ancora là allo stesso posto, incatenato. Sul suo volto commosso era imnpressa quell'espressione di terrore che avevo già notato assai spesso all'inizio delle sue crisi di epilessia. Lo presi dolcemente per un braccio lo portai fuori dalla sala e lo feci sedere sulla panca, aspettandomi da un momento all'altro la crisi che per fortuna non ebbe luogo. Poco a poco si calmò, ma uscendo dal museo non insistette una seconda volta per vedere il quadro" -
Anna Griegorevna Dostoeskaja - diari dal viaggio dei Dostoevkij in Svizzera
dipinto -Hans Holbein il Giovane - Il Cristo morto nella tomba 1521

Questo è un Cristo che non risorge. Nessuno aveva mai mostrato in modo così evidente il disfacimento del corpo del redentore. Dostoevkij aveva visto il dipinto nel 1867 a Basilea ed era rimasto impressionato tanto da citarlo più volte nel suo romanzo - L' Idiota -. A uno dei personaggi farà dire " Quel quadro a più d'uno potrebbe far perdere la fede"

mercoledì 22 luglio 2015


".....L'orizzonte sul mare segnala una lontananza che è sconfinamento. incontro del cielo e dell'acqua. Indefinito fatto linea...."
Antonio Prete - Trattato della lontananza pg. 33




ph. Hiroshi  Sugimoto - serie: Seascape
serie Seascapes - 1980. I suoi scatti minimalisti ai mari che incontra, odorano di cultura giapponese, e vengono realizzati con una vecchia macchina fotografica e con tempi di posa che lo impegnano per ore. Il risultato sono immagini eleganti e molto raffinate, dove traspare l'amore di Sugimoto per il vuoto- Scatti che suscitano equilibrio e attesa per qualcosa che  deve ancora accadere o il timore per ciò che già può essere avvenuto. Nell'osservare questi scatti ci si può perdere, la mente vaga e le domande che ci abitano dentro inevitabilmente si affacciano. Essere al cospetto del vuoto è sempre difficile,  lo si riempie di noi stessi e interrogarsi è inevitabile

ph. GIANNI BERENGO GARDIN - ATELIER MORANDI
.....come saranno le cose quando non le guardiamo? questa domanda, che mi sembra ogni giorno meno assurda, l’ho fatta molte volte da bambino, ma la facevo solo a me stesso, non a genitori o a insegnanti, perché immaginavo che essi avrebbero sorriso della mia ingenuità (o della mia stupidità, secondo un’opinione più radicale) e che mi avrebbero dato l’unica risposta che non mi poteva convincere: “le cose, quando non le guardiamo, sono uguali a quello che sembrano quando stiamo guardando”. ho sempre pensato che le cose, quando restavano da sole, fossero qualcos’altro. più tardi, quando ero ormai entrato in quel periodo dell’adolescenza che si caratterizza per la sprezzante arroganza con cui giudica l’infanzia da cui proviene, ho creduto d’avere la risposta definitiva all’inquietudine metafisica che aveva tormentato i miei primi anni: pensavo che regolando una macchina fotografica in modo che scattasse automaticamente in una casa in cui non ci fossero presenze umane, sarei riuscito a prendere le cose alla sprovvista e quindi a conoscere il loro aspetto reale. avevo dimenticato che le cose sono più furbe di quello che sembrano e non si lasciano ingannare con questa facilità: sanno molto bene che dentro ad ogni macchina fotografica c’è un occhio umano nascosto. e poi, anche se l’apparecchio, con l’astuzia, avesse potuto captare l’immagine frontale di una cosa, il suo altro lato rimarrebbe sempre fuori della portata del sistema ottico, meccanico, chimico o digitale della registrazione fotografica. quel lato occulto sul quale, all’ultimo momento, ironicamente, la cosa fotografata avrebbe fatto passare la sua faccia segreta, sorella gemella dell’oscurità. quando in una casa immersa nell’oscurità totale accendiamo una luce, l’oscurità scompare. allora ci chiediamo: dov’è andata?” e la risposta può essere soltanto una: “non è andata da nessuna parte. l’oscurità è semplicemente l’altro lato della luce, il suo volto segreto”. è un peccato che non me l’abbiano detto quando ero bambino. oggi saprei tutto sull’oscurità e la luce, sulla luce e l’oscurità.

Josè Saramago - L'altro lato -tratto dal volume Passaggi-dialoghi con il buio





























 Le fotografie di Gianni Berengo Gardin sono bellissime: tra le più belle che abbia mai visto. Riproducono con estrema fedeltà lo studio ricostruito: ma le trombettine, le caraffe, i fiori secchi, persino la polvere che un tempo erano intrise di colori, ora appaiono in bianco e nero. Tutto è cambiato. Rispetto ai quadri sembrano più intense, fisse e violente, come se il mondo di Morandi fosse stato pietrificato da una mano invisibile. Talvolta, sulla fotografia, appaiono fantasmi. - Pietro Citati












lunedì 13 luglio 2015


I dettagli nei dipinti di Vermeer
Cosa ci affascina dei dettagli? la loro arbitrarietà? Cosa ci commuove? Forse, l'oscurità da cui il nostro sguardo li salva, la luce da cui si dirama una potenzialità di mondi.
I dettagli aprono sentieri sconosciuti cammini traversi alla storia dell'arte.
Lo sguardo si aguzza, la mente si allena, impara a tagliare questo o quel particolare. 
Lo sguardo non riunisce ma scompone, libera i dettagli dal quadro. lascia che diventino un altro nell'artequadro.
La storia non viene raccontata, ma solo resa possibile
Antonella Anedda - I dettagli nei dipinti
dipinti: Vermeer
Donna che riceve una lettera 1666
Giovane donna con brocca - 1662
La lattaia - 1662



 Caravaggio - Canestra di frutta 1597
Una natura morta, quella di Caravaggio qui sotto, che non è ciò che sembra, è in realtà una grande rappresentazione di "vanitas" 

“Entrate in un giardino di piante, d’erbe, di fiori. Sia pur quanto volete ridente. Sia nella più mite stagion dell’anno. Voi non potete volger lo sguardo in nessuna parte che voi non vi troviate del patimento. Tutta quella famiglia di vegetali è in stato di souffrance, qual individuo più, qual meno. Là quella rosa è offesa dal sole, che gli ha dato la vita; si corruga, langue, appassisce...."
Leopardi - Zibaldone - Il giardino della sofferenza

Caravaggio è il primo che intuisce la natura morta come opera in sé. E poche nature morte sono nell'insieme più vive di questa, in quanto la vita viene testimoniata in ogni segno di marcenza, di decrepitudine, di evoluzione organica, dagli acini dell'uva nera che sono già oltre la maturazione, a quelli bianchi che sono in parte strappati. dalla bacatura della pera e della mela alle foglie ormai secche.
Il Caravaggio era ancora un bell'ignoto, e si disputa se l'acquisto sia stato stato fatto dal cardinal Federico Berromeo a Roma quand'era in visita al cardinal Del Monte, oppure a Milano. - Si ipotizza anche che sia un regalo di Del Monte per il Borromeo - Ma non è rilevante. E' interessante il fatto che due cardinali al contempo avessero allora la capacità d'indovinare e apprezzare un'esordiente in procinto di cambiare il corso delle arti visive.
Quanto mi mancano i cardinali oggi!
Felippe Daverio

mercoledì 8 luglio 2015


 Il nudo femminile nell'arte
Gli uomini guardano le donne. Le donne osservano se stesse essere guardate.
Ciò ha determinato per lungo tempo, e in parte anche ora, il grosso dei rapporti tra uomini e donne, ma anche il rapporto delle donne con se stesse.
Il sorvegliante che la donna ha dentro di se è maschio, il sorvegliato femmina. Così la donna viene trascinata ad essere trasformata in oggetto, e più precisamente in oggetto di visione: in veduta.




dipinto: Tiziano - Susanna e i vecchioni
Le donne sono state il soggetto principale di uno dei generi della pittura a olio europea: il nudo. Nei nudi pittorici le donne sono state viste e giudicate come vedute grazie alla rappresentazione di scene bibliche o mitologiche messe in opera come pretesto per introdurre immagini fortemente allusive e cariche di voyeurismo.
La cosa principale nella rappresentazione pittorica di questo tipo era che la donna fosse chiaramente consapevole di essere vista. E così si raffigura la fascinosa Betsabea o la casta Susanna che, nude, lanciano sguardi fuori dal dipinto e aprono un colloquio diretto con l'osservatore: " Ella non è nuda in quanto lo è. Ella è nuda in quanto l'osservatore la vede tale" -Jhon Berger - 

Nella rappresentazione di Susanna al bagno di Tiziano, l'artista crea ancor maggiore intimità e complicità tramite l'espediente dello specchio in cui Susanna si rimira. Lo spettatore è portato a unirsi ai vecchioni per ammirare la nudità della bella, ma anche a Susanna stessa che appunto, tramite l'espediente dello specchio, rimirandosi a sua volta, si è unita ai propri spettatori. Il sorvegliato e il sorvegliante femminile si sono uniti.