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lunedì 12 ottobre 2015



                                         
























                           Rembradt - Autoritratto ci capelli scompigliati 1628
Probabilmente Teeteto, nel dialogo platonico a lui intitolato, aveva la stessa età dei primi autoritratti di Rembrandt, quando diceva a Socrate: "Sono straordinariamente stupito della natura di tutto ciò [che mi circonda], tanto che, a volte, esaminandolo a fondo, mi vengono le vertigini" (155 C). La risposta di Socrate è che la filosofia ha origine dallo stupore, che verrà, proprio dalla filosofia, domato e trasformato in conoscenza vera.
Stupore è ciò che leggiamo negli occhi di Rembrandt, che sbucano dall'ombra della selva fittamente intricata di capelli rossicci dell'Autoritratto del 1628 (Amsterdam, Rijksmuseum). Il suo sguardo emerge dall'ombra verso di noi ed è già esso stesso una domanda.
Franco Rella - Negli occhi di Vencent, L'io nello specchio del mondo

giovedì 9 luglio 2015

Rembrandt - L'uomo dall'elmo d'oro 1650 circa - e l'uso del chiaroscuro

I lavori di Rembrandt grazie al sapiente uso del chiaroscuro gli hanno valso, a pieno titolo, l'appellativo di "maestro della luce e dell'ombra."
Nel corso della sua carriera, Rembrandt, ha utilizzato la tecnica del chiaroscuro per realizzare alcuni dei dipinti visivamente e psicologicamente più suggestivi nella storia dell'arte.
Grazie alla sua abilità nel manipolare luce e ombra ha raggiunto effetti che sono poi l'anima dei suoi lavori: intensità drammatica, ritmica armonia visiva e profondità psicologica.
Focalizzando il punto di luce su una figura centrale e mettendo in ombra gli elementi dello sfondo, Rembrandt e prima di lui Leonardo e Caravaggio, artisti molto studiati da Rembrandt, hanno usato la luce così come la si usa a teatro - un fascio diretto che focalizza l'attenzione su un solo elemento e rende la scena più drammatica.
Grazie alla manipolazione calcolata di luce e ombra ha creato sapientemente stati d'animo diversi ai suoi personaggi. I personaggi da lui ritratti, diventano così una poesia visiva fatti di ombre e di luce che si alternano a riflessi ricchi e lussureggianti

Davanti a questi ritratti si ha una forte sensazione che qualcosa di serio accada nella mente di questi personaggi, ma l'esatta natura dei loro pensieri e sentimenti è solo oscuramente percepibile.L'ombreggiatura espressiva in questi ritratti tende a convergere attorno agli occhi, guance, bocca, ecc, dando ai dipinti uno spazio e un senso di profondità psicologica.
Gli occhi, in particolare, sembrano particolarmente remoti e distaccati, creando l'idea che siano concentrati interiormente su qualche particolare idea o emozione.


mercoledì 25 febbraio 2015


LA LUCE IN PITTURA
Il Manierismo, intorno agli anni trenta del Cinquecento, aveva rotto la tradizione della luce piena rinascimentale, con i primi notturni in cui appare il gioco di contrasto cromatico determinato tra zone in ombra e zone illuminate in un gusto ritmico che ormai sfuggiva alla pacata armonia del periodo precedente.
Proprio come prove di virtuosismo essi avevano osservato gli effetti della luce utilizzando fonti di luce artificiale e visibili.
Gli artisti del Seicento aggiungono alla luce valore fortemente simbolico ed evocativo che ha e che viene dichiarato.
Essa è segno dell' Invisibilile, ma al tempo stesso ha la funzione di eliminare, lasciandolo nell'ombra, ogni particolare che potrebbe distrarre dalla scena narrata, mettendo in evidenza i punti chiave del dipinto.
- EL GRECO - RAGAZZO CHE ACCENDE UNA CANDELA 1572
- REMBRANDT - GEREMIA PIANGE LA DISTRUZIONE DI GERUSALEMME 1630
- CARAVAGGIO - INCREDULITà DI SAN. TOMMASO 1601