giovedì 23 luglio 2015


                                              Alberto Burri - Grande Gretto nero 1977
«Il Nero prima della luce è la sostanza dell'Universo, ciò che è sfuggito dal Mondo prima che il Mondo venisse al Mondo.» François Laruelle.
Questa enigmatica frase del pensatore francese ben si accorda allo stupendo Grande Gretto Nero del 1977 di Alberto Burri

Il grande Gretto nero. l'opera più monumentale eseguita da Burri in tutta la sua vita. Tutto nero. Quindici metri per cinque che sono un fronte alluvionale della materia e dell'oscuro, un pianeta lavico essicato in tempi lontanissimi, una valanga di magma galattico che minaccia di travolgerci in silenzio, un incontro ravvicinato con l'universo.
Qui ogni metafora naturalistica è inadeguata, nel Gretto c'è la musica romantica ma c'è sopratutto Bach, che tutto è forma pura, complessa, calcolatissima Forma.
F.Caroli
Alberto Burri nello scatto di Mimmo Jodice

mercoledì 22 luglio 2015


".....L'orizzonte sul mare segnala una lontananza che è sconfinamento. incontro del cielo e dell'acqua. Indefinito fatto linea...."
Antonio Prete - Trattato della lontananza pg. 33




ph. Hiroshi  Sugimoto - serie: Seascape
serie Seascapes - 1980. I suoi scatti minimalisti ai mari che incontra, odorano di cultura giapponese, e vengono realizzati con una vecchia macchina fotografica e con tempi di posa che lo impegnano per ore. Il risultato sono immagini eleganti e molto raffinate, dove traspare l'amore di Sugimoto per il vuoto- Scatti che suscitano equilibrio e attesa per qualcosa che  deve ancora accadere o il timore per ciò che già può essere avvenuto. Nell'osservare questi scatti ci si può perdere, la mente vaga e le domande che ci abitano dentro inevitabilmente si affacciano. Essere al cospetto del vuoto è sempre difficile,  lo si riempie di noi stessi e interrogarsi è inevitabile

ph. GIANNI BERENGO GARDIN - ATELIER MORANDI
.....come saranno le cose quando non le guardiamo? questa domanda, che mi sembra ogni giorno meno assurda, l’ho fatta molte volte da bambino, ma la facevo solo a me stesso, non a genitori o a insegnanti, perché immaginavo che essi avrebbero sorriso della mia ingenuità (o della mia stupidità, secondo un’opinione più radicale) e che mi avrebbero dato l’unica risposta che non mi poteva convincere: “le cose, quando non le guardiamo, sono uguali a quello che sembrano quando stiamo guardando”. ho sempre pensato che le cose, quando restavano da sole, fossero qualcos’altro. più tardi, quando ero ormai entrato in quel periodo dell’adolescenza che si caratterizza per la sprezzante arroganza con cui giudica l’infanzia da cui proviene, ho creduto d’avere la risposta definitiva all’inquietudine metafisica che aveva tormentato i miei primi anni: pensavo che regolando una macchina fotografica in modo che scattasse automaticamente in una casa in cui non ci fossero presenze umane, sarei riuscito a prendere le cose alla sprovvista e quindi a conoscere il loro aspetto reale. avevo dimenticato che le cose sono più furbe di quello che sembrano e non si lasciano ingannare con questa facilità: sanno molto bene che dentro ad ogni macchina fotografica c’è un occhio umano nascosto. e poi, anche se l’apparecchio, con l’astuzia, avesse potuto captare l’immagine frontale di una cosa, il suo altro lato rimarrebbe sempre fuori della portata del sistema ottico, meccanico, chimico o digitale della registrazione fotografica. quel lato occulto sul quale, all’ultimo momento, ironicamente, la cosa fotografata avrebbe fatto passare la sua faccia segreta, sorella gemella dell’oscurità. quando in una casa immersa nell’oscurità totale accendiamo una luce, l’oscurità scompare. allora ci chiediamo: dov’è andata?” e la risposta può essere soltanto una: “non è andata da nessuna parte. l’oscurità è semplicemente l’altro lato della luce, il suo volto segreto”. è un peccato che non me l’abbiano detto quando ero bambino. oggi saprei tutto sull’oscurità e la luce, sulla luce e l’oscurità.

Josè Saramago - L'altro lato -tratto dal volume Passaggi-dialoghi con il buio





























 Le fotografie di Gianni Berengo Gardin sono bellissime: tra le più belle che abbia mai visto. Riproducono con estrema fedeltà lo studio ricostruito: ma le trombettine, le caraffe, i fiori secchi, persino la polvere che un tempo erano intrise di colori, ora appaiono in bianco e nero. Tutto è cambiato. Rispetto ai quadri sembrano più intense, fisse e violente, come se il mondo di Morandi fosse stato pietrificato da una mano invisibile. Talvolta, sulla fotografia, appaiono fantasmi. - Pietro Citati












martedì 21 luglio 2015






























VILHEM HAMMERSCHOI
CHAMBRE ENSOLEILLES 1910
"Quando, da giovane, mi chiedevano: cosa c'è di più bello nella vita? E tutti rispondevano: "la fessa!", io solo rispondevo: "l'odore delle case dei vecchi". Ero condannato alla sensibilità!"
Jap Gambardella (Toni Servillo) - La grande bellezza -
Hammershoi, la sua pittura figurativa, molto liscia, che seduce per l'aspetto enigmatico, misterioso, e per la totale volontà di puntare su una gamma ridotta di colori.
Fra gli estimatori c’erano anche Diaghilev e Rilke. Il poeta nel 1905 descriveva il lavoro di Hammershøi «lungo e lento, ma in qualsiasi momento lo si colga esso mostrerà sempre ciò che è importante e essenziale nell’arte»..
Olio su tela
National Gallery

domenica 19 luglio 2015


EDGAR DEGAS 1876-1877
LE BALLERINE DI DEGAS

Degas dimostra scarso interesse per la natura e le feste lungo la Senna, preferendo il mondo della vita contemporanea, in particolare quello del teatro e delle sue ballerine, fermate sulla tela negli atteggiamenti più diversi: mentre provano, mentre danzano la sera della prima o nei momenti di riposo. Scene che il pittore riesce a cogliere magistralmente grazie alla sua padronanza del disegno e al taglio prospettico ardito.
La fresca spontaneità dei suoi quadri sottende in realtà un attento studio della forma e della struttura delle composizioni, come lo stesso Degas ammette: " ...quello che faccio è il risultato della riflessione e dello studio dei grandi maestri. Di ispirazione, spontaneità, temperamento...non so nulla"
Lucia Impelluso - Metropolitan






La scatola La scatola coi colori di Degas.
































Degas, lui così terribile come  uomo....misogino, antisemita, cinico, di pessima compagnia. Dirà di ritrarre le donne, riferito ai suoi molti dipinti di donne che si lavano, così come sono, nella loro "bestialità". Eppure sarà proprio lui ad accreditare Suzanne Valadon come artista tra gli artisti e anche a dare credito a Berthe Morisot, quando gli altri impressionisti nemmeno le prendevano in considerazione. L'animo umano e quello di un artista in particolare è pieno di ombre e di luce.- Maria Rosa

lunedì 13 luglio 2015


I dettagli nei dipinti di Vermeer
Cosa ci affascina dei dettagli? la loro arbitrarietà? Cosa ci commuove? Forse, l'oscurità da cui il nostro sguardo li salva, la luce da cui si dirama una potenzialità di mondi.
I dettagli aprono sentieri sconosciuti cammini traversi alla storia dell'arte.
Lo sguardo si aguzza, la mente si allena, impara a tagliare questo o quel particolare. 
Lo sguardo non riunisce ma scompone, libera i dettagli dal quadro. lascia che diventino un altro nell'artequadro.
La storia non viene raccontata, ma solo resa possibile
Antonella Anedda - I dettagli nei dipinti
dipinti: Vermeer
Donna che riceve una lettera 1666
Giovane donna con brocca - 1662
La lattaia - 1662



 Caravaggio - Canestra di frutta 1597
Una natura morta, quella di Caravaggio qui sotto, che non è ciò che sembra, è in realtà una grande rappresentazione di "vanitas" 

“Entrate in un giardino di piante, d’erbe, di fiori. Sia pur quanto volete ridente. Sia nella più mite stagion dell’anno. Voi non potete volger lo sguardo in nessuna parte che voi non vi troviate del patimento. Tutta quella famiglia di vegetali è in stato di souffrance, qual individuo più, qual meno. Là quella rosa è offesa dal sole, che gli ha dato la vita; si corruga, langue, appassisce...."
Leopardi - Zibaldone - Il giardino della sofferenza

Caravaggio è il primo che intuisce la natura morta come opera in sé. E poche nature morte sono nell'insieme più vive di questa, in quanto la vita viene testimoniata in ogni segno di marcenza, di decrepitudine, di evoluzione organica, dagli acini dell'uva nera che sono già oltre la maturazione, a quelli bianchi che sono in parte strappati. dalla bacatura della pera e della mela alle foglie ormai secche.
Il Caravaggio era ancora un bell'ignoto, e si disputa se l'acquisto sia stato stato fatto dal cardinal Federico Berromeo a Roma quand'era in visita al cardinal Del Monte, oppure a Milano. - Si ipotizza anche che sia un regalo di Del Monte per il Borromeo - Ma non è rilevante. E' interessante il fatto che due cardinali al contempo avessero allora la capacità d'indovinare e apprezzare un'esordiente in procinto di cambiare il corso delle arti visive.
Quanto mi mancano i cardinali oggi!
Felippe Daverio