domenica 9 agosto 2015

" Penso che Dio s'arrabbi quando in un campo passiamo vicino a qualcosa di viola e non ce ne accorgiamo."
Alice Walker, Il colore viola, 1982




























                      Jules Machard - Giovane donna con Bouquet di ortensie 1896

"....Si sentiva che Madame Swann non si vestiva soltanto per sentirsi a proprio agio o per ornare il suo corpo, ma che era circondata dal suo vestito come dall'apparato squisito e spiritualizzato di una civiltà...."
Odette nella Recherche
Fra tutti i personaggi della Recherche, Odette è quella che si serve meglio del colore, che usa come un segno e come un'arma....Se stoffe e tessuti esprimono i suoi stati d'animo quotidiani, la sua vera essenza è però contenuta in una sola sfumatura: " Madame Swann compariva, dispiegando attorno a lei un abito sempre diverso, ma che ricordo soprattutto viola". Odette può ostinarsi a cambiare marito, abito e pettinatura; il viola la accompagna per tutta la Recherche, e compone nel Narratore ( e nel lettore) l'immagine ideale che la rappresenta.



Per secoli, il viola fu prodotto alla laboriosa maniera fenicia: centinaia di molluschi venivano fatti bollire, e dal loro muco si ricavava il pigmento porpora che andava a impreziosire gli abiti di imperatori, consoli e senatori. Come il blu il viola era un colore esclusivo......La versione sintetica fu scoperta casualmente da un chimico inglese e dal fallimento di un suo esperimento nel 1859,....e in Inghilterra nasce il mauve.
Il viola era un colore molto in voga ai tempi di Proust. Era la nuance preferita dagli impressionisti, e sarti e cratori del tempo ne facevano grande uso. Nel 1862 la regina Vittoria sfoggia un abito viola acceso, e alla fine dell'Ottocento lo si vedeva così dappertutto che si finì per parlare di "decennio mauve". E il viola diventa un clichè delle mode del tempo, come le fogge orientali e i motivi floreali liberty
Eleonora Marangoni - Proust i colori del tempo

martedì 4 agosto 2015







































 " Preferisco dipingere occhi piuttosto che cattedrali, perchè negli occhi vi è un qualcosa che non si trova nelle cattedrali: l'anima di una persona:" -  a The 19 dicembre 1885

In questi disegni di autoritratti Vincent pare concentrarsi sui propri tormenti interiori in una specie di lavoro di autoanalisi.
Un ritratto pare eseguito di getto.
Ci si può immaginare l'artista solo nel suo atelier mentre osserva con attenzione la propria immagine riflessa nello specchio. L'intensità dello sguardo è sottolineata con efficacia: la matita calca con vigore, ha quasi perforato la carta, All'artista interessano gli occhi, ne disegna uno isolato anche nella parte superiore del foglio. Gli occhi, disegna i suoi occhi, dove è possibile vedere l'anima. Vincent ha disegnato la sua anima riflessa nei suoi occhi
da George Roddam - Van Gogh come non lo avete mai visto prima

venerdì 31 luglio 2015


Victor Koulbak - 1946
Koulbak, artista russo, introspettivo e misterioso calligrafo, poeta di rarefazioni e di reticenze, di un lirismo stremato che punta alla perfezione dell'inespresso e del silenzio.




giovedì 30 luglio 2015




                               



























                                                                                       Van Gogh - Sorrow 1882 - Matita, penna e inchiostro su carta

Sien, la donna ritratta nel disegno, posò per Vincent più volte. La rappresenta in questo disegno celebre, sola, in un paesaggio spoglio, nuda col capo chino e il ventre prominente a indicare l sua condizione, Sien aspetta un bambino, è infelice e disperata. Tutto di questa rappresentazione ci indica che è sola al mondo e senza le cure di cui avrebbe bisogno. E' la condizione in cui l'artista la trovò quando la conobbe. Nascondendone il volto, egli la trasforma da raffigurazione individuale in un immagine universale di sofferenza.
Con questo disegno Vincent intendeva risvegliare un sentimento di pietà nei confronti degli oppressi. Egli voleva che l'osservatore non giudicasse le donne come lei, ma provasse compassione per le loro difficoltà.
da George Roddam - Van Gogh come non lo hai mai visto




























In una lettera del 10 aprile 1882 al fratello Theo Vincent descrive il disegno così: " Essendo per te, che capisci queste cose, non ho esitato a essere un po' malinconico. Volevo dire qualcosa come " Ma il vuoto del cuore rimane, nulla potrà più colmarlo" In queste righe l'artista evoca il dolore per la perdita dell'innocenza e la sofferenza irrimediabilmente causata dal tradimento in amore. Sien e Vincent abitarono assieme per quasi due anni e si lasciarono poi malamente nel settembre del 1883. Molti anni più tardi Sien sposò un marinaio, nel tentativo di dare una famiglia rispettabile al figlio, ma rimase infelice e anch'ella si suicidò nel 1904, gettandosi nelle acque della Schelda

Van Gogh e Sien




































Nella lettera 192 Vincent così scrive a Theo a proposito del suo primo incontro con Sien:
"Lo scorso inverno ho incontrato una donna incinta, abbandonata dall'uomo di cui portava in grembo il figlio. Una donna incinta che camminava per le strade d'inverno--doveva guadagnarsi il pane, tu sai bene come. Ho preso questa donna come modella e ho lavorato con lei tutto l'inverno. Non potevo pagarle uno stipendio da modella, ma nondimeno le ho pagato l'affitto e fin qui, grazie a Dio, sono riuscito a salvare lei e la sua bambina dalla fame e dal freddo dividendo il mio pane con lei."







Vincent e Sien abiteranno assieme per quasi due anni. Il bimbo che porta in grembo, quando Vincent la conosce, sarà una gioia per l'artista che si affezionerà molto, quasi fosse suo. Si separeranno, poi, in modo piuttosto difficile. Più tardi Sien sposerà un marinaio nel tentativo di dare stabilità ai figli ma sarà sempre triste e nel 1904 si suiciderà anche lei. Sarà comunque una storia importante per Vincent, l'amore ha molte facce - Vincent Van Gogh - Madre col bambino, Sien -1882









martedì 28 luglio 2015

 " Quel quadro a più d'uno potrebbe far perdere la fede" Dostoevkij - L'Idiota




" Lo spettacolo di questo volto tumefatto, coperto di ferite sanguinanti è terribile. Così non avendo la forza di guardarlo più oltre, nella situazione in cui mi trovavo in quel momento, me ne andai in un altra sala. Ma mio marito sembrava distrutto. Si può trovare nell' Idiota un riflesso dell'impressione che il quadro fece su di lui. Quando tornai dopo una ventina di minuti era ancora là allo stesso posto, incatenato. Sul suo volto commosso era imnpressa quell'espressione di terrore che avevo già notato assai spesso all'inizio delle sue crisi di epilessia. Lo presi dolcemente per un braccio lo portai fuori dalla sala e lo feci sedere sulla panca, aspettandomi da un momento all'altro la crisi che per fortuna non ebbe luogo. Poco a poco si calmò, ma uscendo dal museo non insistette una seconda volta per vedere il quadro" -
Anna Griegorevna Dostoeskaja - diari dal viaggio dei Dostoevkij in Svizzera
dipinto -Hans Holbein il Giovane - Il Cristo morto nella tomba 1521

Questo è un Cristo che non risorge. Nessuno aveva mai mostrato in modo così evidente il disfacimento del corpo del redentore. Dostoevkij aveva visto il dipinto nel 1867 a Basilea ed era rimasto impressionato tanto da citarlo più volte nel suo romanzo - L' Idiota -. A uno dei personaggi farà dire " Quel quadro a più d'uno potrebbe far perdere la fede"

giovedì 23 luglio 2015


                                              Alberto Burri - Grande Gretto nero 1977
«Il Nero prima della luce è la sostanza dell'Universo, ciò che è sfuggito dal Mondo prima che il Mondo venisse al Mondo.» François Laruelle.
Questa enigmatica frase del pensatore francese ben si accorda allo stupendo Grande Gretto Nero del 1977 di Alberto Burri

Il grande Gretto nero. l'opera più monumentale eseguita da Burri in tutta la sua vita. Tutto nero. Quindici metri per cinque che sono un fronte alluvionale della materia e dell'oscuro, un pianeta lavico essicato in tempi lontanissimi, una valanga di magma galattico che minaccia di travolgerci in silenzio, un incontro ravvicinato con l'universo.
Qui ogni metafora naturalistica è inadeguata, nel Gretto c'è la musica romantica ma c'è sopratutto Bach, che tutto è forma pura, complessa, calcolatissima Forma.
F.Caroli
Alberto Burri nello scatto di Mimmo Jodice

mercoledì 22 luglio 2015


".....L'orizzonte sul mare segnala una lontananza che è sconfinamento. incontro del cielo e dell'acqua. Indefinito fatto linea...."
Antonio Prete - Trattato della lontananza pg. 33




ph. Hiroshi  Sugimoto - serie: Seascape
serie Seascapes - 1980. I suoi scatti minimalisti ai mari che incontra, odorano di cultura giapponese, e vengono realizzati con una vecchia macchina fotografica e con tempi di posa che lo impegnano per ore. Il risultato sono immagini eleganti e molto raffinate, dove traspare l'amore di Sugimoto per il vuoto- Scatti che suscitano equilibrio e attesa per qualcosa che  deve ancora accadere o il timore per ciò che già può essere avvenuto. Nell'osservare questi scatti ci si può perdere, la mente vaga e le domande che ci abitano dentro inevitabilmente si affacciano. Essere al cospetto del vuoto è sempre difficile,  lo si riempie di noi stessi e interrogarsi è inevitabile